Dr. F. Parodi  -  Super-Esperto in Ricerca & Sviluppo Industriale

Pubblicazioni Web:  # 2

 

Resine Rapide Isocianato–Epossido ad Alte Prestazioni FPR

per Compositi  Strutturali
e Impieghi  Elettrici/Elettromeccanici  Impegnativi

Fabrizio Parodi

le resine Isocianato–Epossido FPR sono prodotti proprietari Dr. F. Parodi

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INDICE

1.   Le Resine Termoindurenti ad Alte Prestazioni

2.   Poli(isocianurati) e Poli(2-ossazolidoni)

3.   Le Resine Rapide IsocianatoEpossido ad Alte Prestazioni FPR

            3.1  Caratteristiche Generali

            3.2  Caratteristiche di Processabilità

                       3.1a   Pot-life e velocità di polimerizzazione

                       3.1b   Processabilità a microonde

                       3.1c   Proprietà reologiche

            3.3  Proprietà delle Resine Polimerizzate

                       3.3a   Temperatura di distorsione

                       3.3b   Resistenza termica e termo-ossidativa

                       3.3c   Resistenza al fuoco

                       3.3d   Assorbimento di acqua e resistenza chimica

                       3.3e   Proprietà meccaniche e termo-meccaniche delle resine pure indurite

                       3.3f    Fabbricazione e proprietà meccaniche di materiali compositi strutturali

                       3.3g   Proprietà elettriche

4.   Principali Gradi di Resine Isocianato-Epossido FPR Sviluppati

            4.1  Resine bi-componente FPR

            4.2  Catalizzatori di Polimerizzazione Specializzati e Proprietari FPC

5.   Riferimenti Generali

6.   Risposte a Domande Frequenti

 

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1.    Le Resine Termoindurenti ad Alte Prestazioni

 

Nell'ambito dei materiali polimerici, quelli vetrosi reticolati derivanti dalla polimerizzazione in situ di sistemi liquidi, o facilmente liquefacibili a caldo, di oligomeri e/o altri composti organici a basso peso molecolare chimicamente reattivi multi-funzionali + iniziatori e/o catalizzatori (resine termoindurenti) rivestono da decenni un ruolo fondamentale per una miriade di applicazioni industriali, civili e militari [1,2].

Nonostante le crescenti pressioni ecologiche e ambientalistiche degli ultimi 10-15 anni all'impiego di materiali polimerici termoplastici (soprattutto nei settori di largo consumo come quelli automobilistico, ferroviario, dei veicoli industriali e delle costruzioni civili) in virtù della loro (almeno potenzialmente agevole) riciclabilità, le resine termoindurenti rappresentano, proprio grazie alla loro infusibilità e insolubilità che pone oggettivi e severi ostacoli ai comuni e convenienti procedimenti di ritrasformazione a caldo, materiali a tutt'oggi insostituibili in una grande varietà di impieghi qualificati:

  • come matrici di materiali compositi strutturali e semi-strutturali leggeri (includenti alte frazioni volumetriche di fibre di rinforzo ad alto modulo elastico) [1];

  • come materiali di inclusione/incapsulamento di componenti elettrici/elettronici (specie in dispositivi di potenza);

  • come materiali elettroisolanti e dielettrici per dispositivi elettromeccanici di potenza ed elettrici a medie e alte tensioni;

  • come matrici di materiali compositi per circuiti stampati;

  • come materiali per coating protettivi (in particolare, anti-corrosione) di superfici metalliche.

Benché un intero spettro di caratteristiche chimico-fisiche e fisico-meccaniche qualifichi in rapporto alle diverse esigenze applicative i numerosi tipi di resine a tutt'oggi sviluppati e commercialmente disponibili, si può considerare la rispondenza ad una rosa ristretta di parametri prestazionali come discriminante tra le due classi "merceologiche" (entrambe largamente eterogenee dal punto di vista chimico) delle resine termoindurenti convenzionali (Tabella 1a) e, rispettivamente, resine termoindurenti speciali o ad alte prestazioni (Tabella 1b):  temperature di transizione vetrosa (Tg), di distorsione (HDT) e di uso continuo;  resistenza idrolitica e chimica;  resistenza ad urto e capacità adesive ai materiali metallici e minerali;  reazione al fuoco (combustibilità/autoestinguenza ad emissione-fumi).

Tale "soglia" di caratteristiche, oltre la quale si collocano le resine termoindurenti speciali (rispondenti alle esigenze delle applicazioni più impegnative dei tipi precedentemente elencati) è così schematizzabile:

  • Tg e HDT:   > 180 - 200°C;

  • Temperatura di uso continuo:   >   160-180°C;

  • Resistenza idrolitica:  sostanzialmente illimitata (anche a caldo);

  • Resistenza chimica:   completa indifferenza chimica e chimico-fisica, se non (e in misura modesta) ai chemicals più aggressivi (acidi e basi forti a caldo);

  • Resistenza ad urto e capacità adesive a metalli, vetri e ceramiche:    > o =  di quelle dei migliori sistemi epossidici + induritori amminici convenzionali;

  • Resistenza al fuoco:   almeno significativa ritardanza di fiamma intrinseca (V1-V0 sec. UL 94).

Come ben noto, questi requisiti prestazionali non solo escludono in toto l'intera categoria delle resine poliestere insature di più vasto impiego (siano esse ortoftaliche, isoftaliche o bisfenoliche), ma anche le più qualificate resine vinil-estere (epossi-acriliche) standard, e risultano complessivamente preclusivi anche per vinil-estere speciali (epossi-acriliche multi-funzionali da epossi-novolacche) e la totalità dei sistemi epossidici convenzionali e semi-convenzionali: epossidiche da bisfenoli A ed F omopolimerizzabili con catalizzatori amminici terziari diversi e ad alogenuri di boro, epossidiche da bisfenoli A ed F ed epossi-novolacche con induritori amminici liquidi e anidridici standard, ovvero con diciandiammide.  Pure al di sotto degli standard citati delle alte prestazioni risultano altre importanti resine termoindurenti come le resine fenoliche e le ammino-resine, di "impareggiabile" resistenza al fuoco, a causa della loro elevata fragilità e scarsa adesione ai metalli e ai materiali inorganici in genere, come anche (per svariate carenze prestazionali chimiche e/o termo-meccaniche) diverse altre resine comuni (alchidiche, furaniche, indene-cumaroniche, ecc.) di impiego limitato infatti al campo delle vernici convenzionali [1].

Le esigenze di rispondenza ai parametri sopra definiti restringe il campo delle resine termoindurenti ad alte prestazioni termiche, termo-meccaniche e chimiche ad una rosa ristretta di prodotti commercialmente disponibili ad elevato costo, comprendente:  a) sistemi epossidici costituiti da resine epossidiche standard da bisfenolo A, o epossidiche tri- o tetra-funzionali speciali, + induritori amminici o anidridici solidi speciali (come, ad esempio, il 4,4'-diamminodifenilsolfone (DDS) o il suo isomero 3,3'-diamminodifenilsolfone e, rispettivamente, la dianidride benzofenon-3,3',4,4'-tetracarbossilica;  b) resine poliimmidiche di condensazione e PMR;  c) resine bismaleimmidiche standard e modificate;  d) resine polistirilpiridiniche, acetilen-funzionali (ovvero etinil-funzionali), benzociclobuteniche, cianato-, cianammido- e N-cianoureido-funzionali, ecc. [1,2].

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Tabella 1a  Resine Termoindurenti Convenzionali:  valori di Tg e costi relativi a confronto

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ortoftaliche Tg  =     90 ÷ 100°C costo relativo  =  1.0

poliestere insature

isoftaliche Tg  =   115 ÷ 125°C costo relativo  =  1.1 ÷ 1.2

 

bisfenoliche Tg  =   110 ÷ 130°C costo relativo  =  1.2 ÷ 1.4

 

vinil-estere

standard Tg  =   120 ÷ 130°C costo relativo  =  2.7 ÷ 3.2
multifunzionali Tg  =   160 ÷ 185°C costo relativo  =  3.5 ÷ 4

 

epossidiche + induritori standard

resine standard

Tg  =   120 ÷ 165°C costo relativo  =  2.8 ÷ 3.5
epossi-novolacche costo relativo  =  4.8 ÷ 5.5

 

fenoliche

ammino-resine  (urea-formaldeide, melammina-formaldeide, ecc.)

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Tabella 1b Resine Termoindurenti ad Alte Prestazioni:  valori di Tg e costi relativi a confronto
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epossidiche convenzionali ed epossi-novolacche + induritori speciali

Tg  =   180 ÷ 280°C costo relativo  =  4.5 ÷ 6.5

 

resine epossidiche multifunzionali speciali  + induritori speciali

Tg  =   260 ÷ 340°C

costo relativo  =  8 ÷ 15

 

poliimmidiche di condensazione

Tg  >   450°C

poliimmidiche PMR

Tg  =   400 ÷ 450°C

costo relativo  =  > 60

bismaleimmidiche std.

Tg  =   350 ÷ 400°C

 

polistiril-piridiniche

acetilen- (ovvero etinil-) funzionali

benzociclobuteniche

costo relativo  =   20 ÷ 50

cianato-funzionali

N-cianoureido-funzionali

 

resine ISOCIANATO-EPOSSIDO FPR S

(tipi standard)

Tg  =   270 ÷ 300°C

costo relativo =  3.6 ÷ 4.5

resine ISOCIANATO-EPOSSIDO FPR H

(tipi speciali)

Tg  =   300 ÷ 320°C

costo relativo  =  4.3 ÷ 5.0

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A causa della chimica complessa e/o dei costosi intermedi organici coinvolti, queste resine sono purtroppo e come noto caratterizzate da livelli di prezzo ( in pratica di almeno 4-20 volte superiore rispetto alle migliori resine termoindurenti convenzionali) che ne confinano tuttora l'impiego industriale ai ristretti campi dei materiali compositi per costruzioni missilistiche, aeronautiche militari e aerospaziali, e delle apparecchiature e componenti elettrici ed elettronici speciali, per le cui assai critiche condizioni di lavoro esse erano state specificamente sviluppate nel corso degli anni '70 e '80 del secolo scorso.  Al di là dei non trascurabili aspetti economici, per di più, queste stesse resine sono affette da intrinseche e spesso considerevoli criticità di processing, essendo per la quasi totalità costituite da solidi di cui sono necessarie la preventiva liquefazione e la manipolazione a caldo, o addirittura l'applicazione come soluzioni in solventi organici da eliminare successivamente per evaporazione, nonché, nella generalità dei casi, caratterizzate da chimismi di curing lenti o comunque richiedenti elevate temperature di lavorazione:  tipicamente superiori a 150°C + successivi cicli di post-indurimento a temperature di 200-300°C e anche superiori.

 

 

 

 

2.    Poli(isocianurati) e Poli(2-ossazolidoni)

 

Le elevate prestazioni termiche e termomeccaniche e la buona resistenza al fuoco proprie dei materiali termo-polimerizzati ottenibili dalle resine speciali sopra citate sono strettamente legate alla loro costituzione chimica basata su, o includente consistenti frazioni di, gruppi solfonilici –SO2– e/o strutture chimiche (etero)cicliche ed (etero)policicliche (una varietà delle quali è riportata in Schema 1) caratterizzate da  rigidità strutturale, stabilità termica e termo-ossidativa particolarmente elevate, nonché da spiccate capacità di generazione (o di promozione indiretta, nel caso dei gruppi –SO2–) di sottoprodotti carboniosi/grafitici in fase di pirolisi (come ben riconosciuto, efficaci autoestinguenti intrinseci di fiamma) [3,4].

 

 

 

 

Tra gli svariati prodotti polimerici contenenti strutture chimiche eterocicliche ad alta stabilità termica, termo-ossidativa e chimica (esemplificate in Schema 2) sintetizzabili dagli isocianati organici attraverso una pluralità di reazioni di cicloaddizione o ciclocondensazione [5], rivestono una notevole e consolidata importanza industriale i poli(isocianurati), materiali polimerici tipicamente vetrosi, densamente reticolati e fragili, contenenti una pluralità di strutture isocianurato (A), largamente utilizzati come eccellenti materiali cellulari rigidi per isolamento termico e/o acustico [derivanti da reazione di ciclotrimerizzazione diretta, e volendo molto rapida, di poliisocianati e/o oligomeri isocianato-funzionali, promossa da svariatissimi catalizzatori [5]:  Equazione (1) di Schema 3].

 

 

 

 

Parallelamente, hanno suscitato interesse negli anni i poli(2-ossazolidoni), polimeri termoplastici caratterizzati da una costituzione chimica comprendente le strutture eterocicliche penta-atomiche ossazolidin-2-one (o semplicemente 2-ossazolidone) bisostituite (B.1) e/o (B.2) [convenientemente ottenibili, tramite opportuni catalizzatori, attraverso reazione di cicloaddizione tra isocianati ed epossidi:  Equazione (2) di Schema 3].

 

 

 

 

Ai materiali polimerici reticolati contenenti strutture 2-ossazolidone, o congiuntamente 2-ossazolidone e isocianurato, derivanti da polimerizzazione variamente catalizzata di sistemi reattivi costituiti da miscele di resine epossidiche + isocianati e/o oligomeri isocianato-funzionali, viene riconosciuto da parecchi anni un consistente interesse industriale in ragione della loro notevole stabilità termica e chimica, nonché delle elevate temperature di rammollimento che li caratterizzano (facilmente e anche ben superiori a 200°C), come pure del loro costo decisamente competitivo in rapporto a tali proprietà.  Ciò è ben testimoniato dai numerosi brevetti internazionali degli anni '80 e '90 del secolo scorso, che ne rivendicano la preparazione e una varietà di impieghi ad alte temperature, come adesivi, matrici di compositi, materiali cellulari per isolamento termico e/o acustico, vernici protettive, materiali elettroisolanti e dielettrici, ecc.

Sfortunatamente, la vastità e complessità della chimica degli isocianati, degli epossidi e soprattutto dei sistemi misti isocianato–epossido (con una varietà di possibili processi chimici competitivi i principali dei quali sono riportati in Schema 3) rendono intrinsecamente difficoltosa la generazione rapida e riproducibile di materiali polimerici isocianurato–ossazolidone con la costituzione chimica e le proprietà fisico-meccaniche desiderate [5].

In particolare, la cinetica di ciascuno dei processi di Schema 3 è influenzata in misura profondamente diversa da una moltitudine di agenti catalitici o co-catalitici (intenzionalmente introdotti, presenti come impurezze o sottoprodotti), dai rapporti di concentrazione tra le specie reattive primarie (isocianati ed epossidi) e dalla temperatura.

Svariatissimi catalizzatori sono stati a tutt'oggi proposti e studiati per questa particolare tipologia di sistemi reattivi:  etil-metil-imidazoli e altri alchil-imidazoli, sali di ammonio e fosfonio quaternario, alogenuri di metalli alcalini e alcalino-terrosi in solventi polari aprotici, complessi di acidi di Lewis (come alogenuri di boro, cloruro di alluminio, ecc.) con ammine, ammidi o fosfine terziarie, ossidi di fosfine, ecc., nonché molti catalizzatori di impiego tipico nelle produzioni convenzionali di poliisocianurati espansi, come carbossilati di metalli alcalini, alcalino-terrosi, di diversi metalli pesanti e di transizione, ammino-fenoli, ed altri ancora [5,6].

In generale, tuttavia, i catalizzatori disponibili non consentono in assoluto, ovvero consentono solo se introdotti in sostenute percentuali poi molto dannose per la stabilità termo-ossidativa e chimica dei materiali polimerici finali, tempi di indurimento di sistemi liquidi misti isocianato–resina epossidica opzionalmente adeguatamente brevi (< 20-30 minuti) a temperature ragionevolmente basse (tipicamente nell'intervallo 20-80°C) compatibili con la maggioranza delle tecnologie correnti di fabbricazione di pezzi finiti o semilavorati in materiali termoindurenti (in particolare di compositi).

Molti dei catalizzatori più attivi tra quelli noti e citati promuovono preferenzialmente le formazione di isocianurati piuttosto che di 2-ossazolidoni, portando a materiali troppo densamente reticolati e inaccettabilmente fragili, ovvero (o in associazione con questo effetto) causano almeno una delle reazioni collaterali e indesiderabili (3) e (4) di Schema 3:  la prima (formazione di carbodiimmidi) causa di consumo di isocianato con generazione di CO2 in seno ai materiali (formazione di micro-cavità), la seconda sottraente irreversibilmente gruppi epossidici alla formazione voluta di gruppi 2-ossazolidone.

Il complesso di criticità citate ha impedito di fatto a tutt'oggi ai sistemi reattivi isocianato–epossido di giocare il ruolo che ad essi potenzialmente compete nel qualificato ambito dei materiali termoindurenti ad alte prestazioni.  Recentemente, la messa-a-punto di sistemi catalitici efficienti e selettivi, associata alla capacità di costruire e gestire protocolli ottimali di processing attraverso un'adeguata conoscenza dei peculiari chimismi di curing e dei relativi parametri chimici e fisici di controllo, ha generato l'effettiva disponibilità di una classe di resine termoindurenti (resine isocianato–epossido FPR) affidabili, dotate di sorprendentemente alte prestazioni termo-meccaniche, ottima resistenza termo-ossidativa e chimica, e simultaneamente fortemente competitive per costo nei confronti delle resine ad alte prestazioni attualmente disponibili in commercio (vedi Tabelle 1a e 1b).

Queste resine possono essere pertanto ideali per le seguenti tipologie di impieghi strutturali, elettrici/elettronici/elettromeccanici e chimici:

 

a.   per realizzazioni richiedenti materiali termoindurenti ad alte prestazioni, ma destinate a regimi di servizio non estremi, e quindi tali da non "ripagare" i forti extra-costi legati all'impiego delle resine termoindurenti speciali correnti;

b.   con esigenze prestazionali superiori, ma non tali da giustificare l'uso di resine termoindurenti speciali ad alto costo, raggiunte attraverso l'impiego preminente di termoindurenti convenzionali con artifici complessi e comunque costosi (incrementi di spessore in pezzi strutturali, rivestimenti protettivi anti-corrosione o antifiamma, pesantissime aggiunte di additivi ritardanti di fiamma, ecc.), ovvero con immissione sul mercato di articoli con caratteristiche criticamente prossime ai limiti di specifica di impiego;

c.   per realizzazioni richiedenti materiali termoindurenti speciali, ma possibili in modo economicamente accettabile solo con procedimenti, macchinari, tempi, temperature e pressioni di lavorazione correnti, inadeguati per le equivalenti produzioni con le resine speciali disponibili.

 

 

3.     Le Resine Rapide Isocianato–Epossido Ad Alte Prestazioni FPR

3.1  Caratteristiche Generali

Le resine ISOCIANATO-EPOSSIDO a rapido indurimento e alte prestazioni FPR sono sistemi bi-componente basati su poliisocianati aromatici liquidi commerciali della famiglia del difenilmetano-diisocianato (MDI) [componente A], resine (o miscele di resine) epossidiche liquide commerciali bi- o multi-funzionali di tipo glicidiletere [componente B] e catalizzatori speciali e proprietari di indurimento FPC.  Dopo miscelazione dei due componenti A + B in rapporto tipicamente da 70:30 a 60:40 a seconda della formulazione con le specifiche caratteristiche desiderate, le resine risultanti sono liquidi inodori, a bassa viscosità, con un pot-life a temperatura ambiente regolabile tra 10-15 minuti e 6 ore per diversificatissime esigenze di processabilità.  La polimerizzazione converte le resine in materiali polimerici vetrosi duri, con struttura chimica mista isocianurato–2-ossazolidone, densamente reticolati e ad alto punto di rammollimento.

Tramite gli specifici catalizzatori di polimerizzazione proprietari FPC appositamente sviluppati, il tempo di indurimento di queste resine a temperature tra 25 e 100 °C è facilmente variabile a discrezione entro limiti molto ampi, variabili da ore a pochi minuti, e opzionalmente minimizzabile sino a 30-40 secondi a 80-100°C.  Dopo appropriato post-trattamento termico, le resine si convertono in vetri polimerici trasparenti assolutamente insolubili, di colorazione da ambra a bruna, aventi temperatura di distorsione compresa tra 250 e 320°C a seconda della formulazione.

Variando tipo e concentrazione del catalizzatore e temperatura, i tempi di indurimento possono essere aggiustati in modo da soddisfare un ampio intervallo di requisiti di processabilità:  da quelli delle tecnologie veloci di fabbricazione di pezzi o parti in materiale composito in stampo come R-RIM, S-RIM, RTM, HS-RTM e pultrusione, a quelli dei procedimenti relativamente lenti o lenti di Liquid Injection Molding, Vacuum Infusion Molding, o colata in forme aperte o chiuse.

Queste resine dure a costo contenuto sono ulteriormente caratterizzate da:  1) eccezionale resistenza idrolitica, ai solventi e agli agenti chimici aggressivi;  2) buona resistenza intrinseca al fuoco;  3) ottime capacità adesive a vetri minerali, ceramiche e metalli;  4) bassi assorbimenti di acquaIn aggiunta a queste caratteristiche, la loro resistenza all'esposizione a picchi di temperatura sino a 350°C e a temperature di uso continuo sino a 200°C e oltre fa di queste resine materiali ideali come matrici per compositi strutturali, per realizzazione di parti e componenti, incapsulamento o rivestimento di dispositivi elettrici/elettromeccanici/elettronici, e in tutti quei casi in cui è richiesta una combinazione critica di alte prestazioni, veloce processabilità e costo competitivo del materiale.

3.2       Caratteristiche di Processabilità

 

3.2a      Pot-Life e Velocità di Polimerizzazione

  • Pot-life a temperature sino a 50°C:  perfetta latenza (stabilità della viscosità iniziale) regolabile da 10-15 minuti a 1-1.5 ore a seconda della temperatura, del tipo e della concentrazione del catalizatore FPC (vedi, a titolo di esempio, il diagramma viscosimetrico di Figura 5).

  • Tempi di gelificazione a 60-100°C:  da 20 secondi a 2 ore, in funzione della temperatura, del tipo e della concentrazione di catalizzatore.

  • Tempi di vetrificazione a 60-100°C:  da 40 secondi a 6 ore, in funzione della temperatura, del tipo e della concentrazione di catalizzatore.

  • L'indurimento delle resine deve essere completato mediante post-trattamento termico:  da 1 a 6 ore a temperature da 150 a 240°C (tipicamente: 1.5 ÷ 2 ore a 180-240 °C).  Le resine FPR flessibilizzate (a inferiore Tg finale) richiedono trattamenti di post-curing abbreviati e/o a temperature inferiori (150 ÷ 180°C).

 

Tabella 2  -  Processabilità delle Resine ISOCIANATO-EPOSSIDO FPR:  Temperature e Tempi di Curing e Post-Curing Tipici a Confronto con i Sistemi Epossidici Formulati Liquidi Correnti.

processo

resine FPR

resine epossidiche + induritori diversi

anidridi (catalizzate)

ammine

DDS

indurimento

80 ÷ 100°C

1 ÷ 10 min

85°C

2 h

80 ÷  120°C

1 ÷ 2 h

180°C

3 h

post-indurimento

180 ÷ 240°C

1.5 ÷ 2 h

150 ÷ 230°C

4 h

150 ÷ 230°C

4 h

250°C

2 h

 

Indagini approfondite attraverso mappature dell'evoluzione delle proprietà dinamico-meccaniche delle resine FPR in corso di indurimento sotto trattamenti isotermi (diagrammi di trasformazione TTT, esemplificati in Figura 1a) e in riscaldamento continuo a velocità costante (diagrammi di trasformazione CHT, esemplificati in Figura 1b) [7] hanno dimostrato come l'intero ciclo di polimerizzazione di questi sistemi consista di due stadi distinti e, volendo, ben separabili, come evidenziato in Figura 2 [8,9]:  (i) il primo stadio, che si verifica a temperature sino a 120°C, fornisce un materiale vetroso e fragile di colorazione giallina, caratterizzato da una temperatura di transizione vetrosa massima (Tg1°°) di 100-120°C, ancora suscettibile di formatura a caldo e solubile in molti solventi organici polari comuni;  (ii) il secondo stadio di reazione, che ha luogo a temperature superiori a 140°C, porta al materiale finale ad alto punto di rammollimento (sino alla sua massima temperatura di transizione vetrosa (Tg2°°), completamente insolubile, di colorazione da ambra ad ambra scuro.  Con concentrazioni basse o moderate di catalizzatore, il processo di polimerizzazione può essere pertanto interrotto al primo stadio mediante rapido raffreddamento;  la resina pre-polimerizzata può essere conservata, eventualmente macinata, formata a caldo in uno stadio successivo e poi sottoposta al trattamento termico di completo indurimento.  Queste caratteristiche complessive rendono queste resine utilizzabili anche nelle tecnologie di pre-impregnazione di fibre di vetro o carbonio (per fabbricazione di compositi strutturali e Printed Circuit Boards);  in questo ambito, in virtù della loro intrinsecamente bassa viscosità iniziale, questi sistemi di resine presentano, rispetto alle resine epossidiche, il vantaggio di non richiedere solventi (azzerando le problematiche relative alla loro successiva rimozione) nel processo di impregnazione delle fibre.  La sola cura richiesta è quella di proteggere il materiale isocianato–epossido parzialmente reagito da eccessivi tassi di umidità atmosferica durante lo stoccaggio.

 Figura 3 mostra il diagramma CHT con i valori tempo-temperatura delle diverse fasi fondamentali (devetrificazione e liquefazione della resina fresca, gelificazione, vetrificazione e, infine, devetrificazione della resina completamente reticolata) dell'intero processo di indurimento sotto rampe lineari di riscaldamento continuo per una resina ISOCIANATO–EPOSSIDO FPR (resina a prestazioni speciali FPR H-0, a catalisi lenta), a partire dalla resina vergine allo stato vetroso a -50°C.  Oltre agli stadi di liquefazione, gelificazione, vetrificazione e fine-reticolazione, il diagramma di Figura 4 esemplifica ed evidenzia molto chiaramente (attraverso l'analisi completa dell'evoluzione delle proprietà dinamico-meccaniche della resina FPR H-1 pura, a catalisi lenta) i due stadi distinti sopra citati e descritti (i) e (ii) del processo chimico complessivo di polimerizzazione delle resine ISOCIANATO–EPOSSIDO FPR in generale.

 

(a)  diagramma TTT completo di una resina termoindurente generica (b)  diagramma CHT completo di una resina termoindurente generica

Figura 1  -  Diagrammi di trasformazione delle resine termoindurenti:  a) relativi a trattamenti di curing a temperatura costante [diagrammi Time–Temperature–Transformation (diagrammi TTT)];  b) relativi a trattamenti sotto riscaldamento continuo, a velocità di riscaldamento costante [diagrammi Continuous Heating Transformation (diagrammi CHT)].

 

 Figura 2  -  Diagramma TTT di una resina ISOCIANATO–EPOSSIDO FPR S-1 std. (a catalisi medio-lenta).

 

Figura 3  -  Diagramma di trasformazione in riscaldamento continuo a velocità costante [diagramma Continuous Heating Transformation (diagramma CHT)] della resina ISOCIANATO–EPOSSIDO a prestazioni speciali FPR H-0 pura, a catalisi lenta.

 

   

  

Figura 4  -  Fasi dell'intero processo di curing dinamico di una resina isocianato-epossido speciale FPR H-1 std. a catalisi lenta (sotto rampa lineare di riscaldamento a 2°C/min sino a 360°C) evidenziati attraverso l'evoluzione delle relative proprietà dimamico-meccaniche (G' e G").

 

3.2b     Processabilità a Microonde

Grazie alle modalità di azione dei loro specifici catalizzatori, queste resine isocianato–epossido sono ideali per essere indurite e/o post-indurite mediante trattamenti a microonde (UHF): con queste modalità di lavorazione, i tempi di indurimento e post-indurimento possono essere minimizzati a 1/4 ÷ 1/10 di quelli sopra citati per condizioni di lavorazione convenzionali [10-12].  A titolo di esempio, il ciclo di 2 ore di post-curing a 180-220°C di laminati S-RIM di resina FPR S-1 rinforzata a fibre di vetro può essere sostituito con un trattamento di soli 15 minuti sotto riscaldamento a microonde con una temperatura media dei laminati stessi di 225°C.  Catalizzatori recentemente sviluppati specificamente per il processing a microonde ( FPC W1 e  FPC W2 ) consentono la preparazione e l'impiego di composizioni di resine FPR con una combinazione interessantissima di pot-life a temperatura ambiente particolarmente lungo (sino a 4-6 ore) e  indurimento particolarmente veloce sotto irradiazione.

 

3.2c      Proprietà Reologiche

  • Viscosità iniziale:  100 – 600 cPs a 23°C a seconda della formulazione, e cioè (senza diluenti di alcun tipo) viscosità di 5-10 volte inferiori a quelle dei sistemi epossidici liquidi formulati con i diversi induritori, e di almeno 2-4 volte inferiori a quelle delle resine poliestere insature convenzionali e vinil-estere.  A scopo chiarificatore, gli intervalli di variabilità della viscosità a 25 e 50°C delle resine ISOCIANATO-EPOSSIDO FPR e dei diversi sistemi epossidici liquidi formulati di impiego corrente sono posti a confronto in Tabella 3

  • Chemoreologia:  tipico profilo di "snap-curing", come richiesto, per esempio, nelle tecnologie RTM e RIM (come esemplificato in Figura 5). 

  • Tixotropia:  le resine possono essere facilmente dotate di caratteristiche tixotropiche, mediante aggiunta di agenti tixotropici convenzionali (per esempio, 0.5 ÷ 1 % in peso di silice colloidale).

Figura 5  -  Curve Viscosità apparente – Tempo di una resina FPR S-1 std. a catalisi lenta in corso di curing isotermo a diverse temperature.